È passato poco più di un anno dall’insediamento, il 20 gennaio 2025 del presidente Donald Trump. Il cambiamento impresso alle relazioni internazionali e alla politica statunitense è stato senza precedenti, ed è simboleggiato certamente dall’utilizzo spregiudicato e potremmo dire “muscolare” dei dazi. Ma che cosa è accaduto davvero in questi mesi? Le analisi dei principali Centri Studi delle Associazioni del mondo della logistica stanno monitorando con attenzione la situazione.
Ovviamente le incertezze legate alle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump hanno influenzato gli scambi. Tuttavia, evidenzia ad esempio Fedespedi, nei primi dieci mesi del 2025, l’export italiano verso gli Stati Uniti è cresciuto del 9,1% in valore, e il mercato USA rappresenta ora il 11,9% dell’export totale italiano. Le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti mostrano andamenti divergenti nei settori chiave: molto interessante il dato dei prodotti farmaceutici che hanno segnato una crescita boom del 62,7% e rappresentano il 22,8% dell’export verso gli Stati Uniti. Cala come previsto, l’automotive con un -20,6% per l’export di autoveicoli mentre tengono i prodotti alimentari con un -1,3% ad esclusione del vino che segna un -7,5%. Forte crescita di un settore importante ma di nicchia come le costruzioni navali che registrano quasi il 200% in più. Insomma un quadro in chiaroscuro nel quale c’è chi sorride e chi registra difficoltà, ma il temuto crollo generalizzato delle esportazioni non c’è stato, anche se l’attenzione verso le dinamiche di questo mercato fondamentale per il nostro Paese rimangono alte. In chiaro scuro anche le performance dei nostri porti che hanno movimentato 9,35 milioni di Teu, con una crescita complessiva dell’8,3% rispetto al 2024, con risultati però non equamente ripartiti tra loro.
Per tutti gli operatori rimane da capire come affrontare le incertezze e i rischi di questa situazione che ci pone davanti a nuovi trend geopolitici e rischi difficilmente misurabili. Una osservazione interessante la offre Confetra che evidenzia i risultati di uno studio dell’UNCTAD, la Conferenza dell’ONU sul Commercio e lo Sviluppo. Un recente report evidenza che l’Italia dagli anni ’90 è stato il Paese al mondo col più basso grado di concentrazione dei prodotti esportati. In altre parole nessuna economia come l’Italia esporta così tanti prodotti diversi con un uguale successo. Inoltre sempre UNCTAD sottolinea la grande capacità di adattamento alla mutevolezza del mercato delle nostre imprese, un dato culturale e strutturale delle nostre PMI, che può essere oggi un driver di successo se si ha la capacità di fare squadra e lavorare assieme.
Su questi temi Green Logistics Expo, insieme ai principali centri studi italiani, offrirà analisi e riflessioni partendo dai dati, per tracciare scenari possibili e utili strategie.
Secondo il Presidente di Confetra, Carlo De Ruvo, l’analisi sull’effetto dei dazi deve tenere conto di tutte le componenti. “Secondo un recente studio dell’UNCTAD dagli anni ‘90 – spiega – l’Italia è stato il Paese al mondo con il più basso grado di concentrazione dei prodotti esportati. Leggo questo dato con estremo orgoglio e con rinnovato entusiasmo. Le nostre PMI sono presenti in tanti settori e si fanno rispettare nei mercati internazionali. Nessun’altra economia come l’Italia esporta così tanti prodotti diversi con altrettanto successo. Sempre l’UNCTAD ci ricorda che la forza dell’Italia è quella di saper presidiare circa 3.000 nicchie a livello mondiale grazie al dinamismo e all’intraprendenza di un grande numero di PMI. Questi dati mostrano una grande capacità di adattamento delle nostre imprese che devono improntare all’ottimismo il nostro sguardo verso il futuro.”
