Intervista a Alessandro Panaro – Head maritime & Energy SRM. Puntare su Intermodalità e Investimenti è la strategia vincente

Dalla survey annuale Contship-SRM “Corridoi ed efficienza logistica dei territori”, che ha interessato 400 aziende manifatturiere localizzate in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che esportano e importano via mare utilizzando il container come unità di carico, emerge che circa il 75% delle imprese ha delegato al compratore l’intero processo di trasporto optando per la modalità ex works con il rischio di far perdere importanti potenzialità di sviluppo agli operatori logistici italiani.

Secondo tema rilevante la digitalizzazione, ritenuta strategica dalle aziende intervistate, per la possibilità di migliorare l’efficienza e presidiare tutte le fasi dei processi e per la qualità dei propri servizi.

Dallo stesso report emerge un interesse sempre maggiore verso l’intermodalità soprattutto in import, anche se oggi solo il 20% del campione utilizza un mix strada-ferro per trasportare la merce nella tratta porto-azienda e viceversa. La certezza dei tempi di consegna ed i costi competitivi sono le leve che più di tutte spingerebbero le aziende a scegliere l’intermodale come organizzazione del trasporto.

DOMANDA 1

Dal report Contship-SRM si evince come l’intermodalità sia uno dei potenziali fattori di sviluppo più importanti per le imprese italiane nei prossimi anni. Come ritiene si possa sviluppare efficientemente ed in tempi relativamente brevi?

L’intermodalità è una tipologia di investimento complesso poiché prevede lo sviluppo dell’infrastruttura ferroviaria ed allo steso tempo la presenza di operatori qualificati che garantiscano competitività e adeguata frequenza del servizio. Il Report evidenzia come le imprese stiano andando nella direzione giusta e che abbiano intenzione di far ricorso al ferro per il trasporto delle proprie merci. Tuttavia, non hanno giovato gli aumenti della bolletta energetica e una strategia di sistema Paese che ha sempre trascurato un approccio strategico a questo driver.

Di sicuro i fondi del PNRR, la ZES UNICA e le ZLS potranno dare un impulso al traffico cargo ma sempreché i mercati produttivi da raggiungere siano importanti e propensi a questa modalità di trasporto che di per sé è sostenibile e garantisce efficienza logistica se ben progettata.

DOMANDA 2

Sempre dal report presentato a Milano, la digitalizzazione è vista come fattore fondamentale per la qualità del servizio delle imprese. Ritiene che gli investimenti nel settore siano sufficienti?

Digitalizzare vuol dire efficientare e sburocratizzare. Dobbiamo puntare decisi e convinti verso la direzione tale per cui non sia solo un investimento rivolto a migliorare i processi organizzativi delle imprese ma possa significare una svolta dal punto di vista competitivo per l’intero sistema. Digitalizzare vuol dire anche formare il personale, acquistare attrezzature tecnologicamente più avanzate che consentano di monitorare tutto il ciclo produttivo e logistico delle imprese. Le prime a crederci devono essere le aziende stesse, altrimenti anche le imponenti risorse pubbliche riservate al settore serviranno a poco. In un mondo che è sempre più rapido e sempre più globalizzato dobbiamo saper stare sui mercati ed offrire ai clienti servizi sempre di qualità e sostenibili, la digitalizzazione è uno di questi.

DOMANDA 3

Quali sono, a suo parere, le previsioni future di traffico merci che il mondo interportuale potrà catturare? Su cosa concentrarsi?

Le previsioni di traffico che ci interessano come sistema Paese sono a mio avviso legate al Mediterraneo ed in questo momento è complesso farle di preciso con due guerre in atto che portano disagi ai porti e incertezze logistiche. Di sicuro il Mare Nostrum non perderà la sua centralità atteso che rappresenta l’incrocio di tre continenti e il 20% del traffico marittimo insiste su quest’area.

Di sicuro gli interporti sono piattaforme che hanno e avranno un ruolo sempre più interessante e atteso, e si parla molto di sviluppo graduale del traffico marittimo a corto raggio dovuto all’accorciamento delle supply chain. Questo può voler dire una maggiore mole di merci che transiterà nel nostro continente e una maggiore esigenza di stoccarle in magazzini, lavorarle e smistarle, tutte cose che gli Interporti hanno nel DNA e che devono considerare. Possono dare una forte mano a migliorare la competitività del nostro sistema Paese; occorrono riforme ed investimenti per potenziarli.

DOMANDA 4

La relazione tra porti e interporti è uno dei temi fondamentali delle ricerche di SRM: ritiene che lo sviluppo delle autostrade del mare avvenuto negli ultimi anni, e che dovrebbe continuare nel futuro, potrà dare impulso alle attività interportuali?

Potrà darlo di sicuro poiché il trasporto marittimo a corto raggio (in particolare le Autostrade del Mare, il Ro-Ro e i container) è tra i grandi business marittimi del nostro Paese. Si pensi che il solo Ro-Ro (traffico di navi che caricano mezzi pesanti e auto) in 10 anni è cresciuto nei nostri porti del 55% ed è diventato un settore di eccellenza del nostro Paese che sviluppa intermodalità e sostenibilità poiché toglie tir dalla strada diminuendo la quantità di CO2 emessa e gli incidenti. Gli interporti possono di sicuro fornire supporto offrendo spazi che al momento i porti hanno difficoltà a aumentare e fornendo servizi logistici. È un’altra sfida importante del futuro, non guardare solo alle grandi rotte intercontinentali ma anche quelle regionali.

Implementazione di sistemi digitali che apportino migliorie all’intera filiera logistica, intermodalità e potenziamento di connessioni e scambi tra i principali attori della supply chain: questi saranno alcuni dei temi centrali che verranno affrontati durante Green Logistics Expo dal 9 al 11 ottobre a Padova.