La Regione Veneto è stata ispiratrice del Sistema Logistico Veneto e dell’Accordo degli Stati Generali del Nord Est. Cosa significa per Lei la realizzazione di simili accordi e quali sono le possibilità che vede per il futuro della logistica nel territorio regionale e delle sue relazioni con l’esterno?
Uno dei principali problemi del settore della logistica è la difficoltà di coordinamento fra i numerosi attori che vi operano. Una rete complessa composta da porti, interporti, aeroporti, ferrovie, autostrade, ma anche autotrasportatori, aziende produttive, dogane e molti altri. È dall’esigenza di avere un approccio congiunto fra tutti questi soggetti che nasce l’idea degli accordi richiamati.
Altro aspetto da tenere in considerazione è come competitività e sviluppo si giochino sempre più su macro aree, oltre il singolo contesto locale. La dimensione regionale rappresenta ormai il riferimento minimo, ma non certo più sufficiente, attraverso cui affrontare il tema della logistica, che necessita di uno sguardo ampio e competenze che sappiano confrontarsi con un ambito europeo e globale.
La macroarea del Nord-Est comprende le Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Veneto e le Province Autonome di Bolzano e Trento, ma la si può considerare estesa fino a tutta la regione Lombardia che ha ruolo di cerniera tra il Nord-Est ed il Nord-Ovest, ed è attraversata da tre dei quattro corridoi TEN-T interessanti l’Italia e nello specifico:
1) Mediterraneo;
2) Scandinavo-Mediterraneo;
3) Baltico-Adriatico.
La logistica del 2030, anche grazie a questi accordi, mira ad essere non solo attività di servizio per l’industria e la piccola impresa, ma anche elemento di crescita a sé stante, in quanto generatrice di servizi e di sviluppo. È essenziale, pertanto, la visione di sviluppo di un tessuto imprenditoriale e lavorativo caratterizzato da una marcata apertura ai mercati internazionali, e fondamentale anche per la crescita dell’offerta turistica.
Il Nord Est può e deve fare da traino e sono convinta che il protocollo degli Stati Generali rappresenti davvero un discrimine nel futuro della logistica, in relazione a trasporti, infrastrutture e sistema economico.
Il recente nuovo regolamento sulle reti TEN-T ha ancora una volta confermato la centralità del Veneto per le reti transeuropee. Quali saranno le linee di azione regionali nei prossimi anni a livello comunitario per consolidare questo ruolo?
Il Veneto del 2030 vuole essere una regione moderna, fortemente interconnessa a tutti i mercati mondiali grazie allo sviluppo della portualità, della intermodalità attraverso i suoi 2 Interporti di Padova e Verona che rappresentano tra le eccellenze a livello europeo, dei suoi aeroporti e della rete infrastrutturale. Per raggiungere questi obiettivi è necessario completare il disegno di connessione della Regione alle principali Capitali europee, come previsto dalla rete TEN-T, e nel contempo rafforzare i collegamenti con le altre regioni italiane attraverso il completamento del sistema ad alta capacità ferroviaria. È anche fondamentale per l’economia regionale, e di conseguenza per quella dell’intero Paese, la riconquista della centralità dei terminali dell’alto Adriatico nel contesto globale quale elemento di vantaggio per tutto il territorio, ed in particolare per il rafforzamento delle imprese locali. L’ultimo, ma non meno importante, elemento su cui tutti i soggetti istituzionali devono convergere è la necessità di dotare ogni Nodo Core e Comprehensive di efficienti dotazioni infrastrutturali di “ultimo miglio”.
La pianificazione dei settori dei trasporti e del territorio devono andare di pari passo lavorando da un lato a favore dell’economia regionale e dall’altro a tutela del territorio stesso. La Regione del Veneto ha approvato il Piano Regionale dei Trasporti: come affronta questa tematica?
L’intero Piano regionale dei trasporti è stato redatto con la convinzione che un sistema della mobilità sostenibile debba coniugare le tre componenti della sostenibilità: la sostenibilità economica di una regione in continuo sviluppo; la sostenibilità sociale rispetto alle aree e ai segmenti della popolazione a minore accessibilità e maggiore esposizione a rischi per la salute, e la sostenibilità ambientale, rispetto ai fenomeni di cambiamento climatico e di tutela di un territorio molto fragile. Strategie, Obiettivi ed Azioni del Piano sono stati concepiti sin dall’origine per coniugare con il giusto equilibrio lo sviluppo dell’economia regionale con la tutela del territorio. Ed il Piano Regionale dei Trasporti è stato concepito come “piano processo” in grado di interfacciarsi, coordinarsi e modificarsi proprio in rapporto ai rapidi processi economici, geopolitici, tecnologici in corso ed in particolare con un costante dialogo con la pianificazione regionale rivolta alla tutela dell’Ambiente. Mi riferisco in particolare al Piano Regionale di Tutela e Risanamento dell’Atmosfera, al Piano Regionale per l’Energia, al Piano Territoriale di Coordinamento ed alla Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici.

