Lei è socia di WISTA Italy, associazione che tende, tra l’altro, a valorizzare il talento femminile e a incoraggiare e sostenere una significativa presenza delle donne negli organi decisionali nel privato e nel pubblico. Dal suo punto di vista quali sono le principali barriere percepite dalle donne e dalle aziende? queste barriere sono effettivamente tali? quali sono i benefici che derivano da una maggiore presenza femminile nel settore?
Premetto che non sono mai stata una fan delle cosiddette “quote rosa” o di gruppi o associazioni femminili che tendono a rinchiudersi più su loro stesse che ad aprirsi all’esterno per valorizzare veramente i talenti, le professionalità e soprattutto le caratteristiche manageriali delle donne. Ho aderito a Wista perché ho trovato prima di tutto colleghe facenti parte il mio mondo professionale, colleghe, operatrici, manager ed esponenti di aziende ed enti che operano nel settore della portualità e del trasporto marittimo, ma soprattutto perché ho trovato un ambiente di condivisione e non di competizione, un gruppo di colleghe e professioniste che hanno la voglia di affrontare con delicatezza, con spirito di amicizia e di sostegno reciproco, temi importanti dal punto di vista sociale ed economico che riguardano la parità di genere in un settore da sempre “gestito” da uomini.
Ci tengo a precisare che, personalmente, non mi sono mai sentita oggetto di poca considerazione in quanto donna in un mondo prettamente maschile come quello della portualità. Sarà perché anche all’università, durante gli esami di Ingegneria dei Trasporti, ero quasi sempre l’unica ragazza in mezzo a tanti ragazzi e ho dovuto per questo, fin dall’inizio, superare alcuni ostacoli culturali, di approccio anche da parte dei professori, e combattere i soliti stereotipi a cui purtroppo, ancora oggi, siamo soggette.
Forse questo mi ha motivato, certo è che la passione che ho sempre manifestato per il settore dei trasporti e della logistica mi ha aiutata a superare ogni sfida, come dico sempre io, con il sorriso, anche di fronte alle battaglie sui temi di genere.
Le barriere presenti nelle aziende o nel settore pubblico oggi sono ancora diverse, alcune costruite da noi stesse perché dietro di noi c’è sempre un uomo o talvolta una donna, ahimè, che ci condiziona e che prova a farci sentire insicure in merito alle nostre capacità. Per questo, alle giovani donne che si affacciano a questo settore, dico sempre di non permettere mai a nessuno di mettere in dubbio le loro capacità e la loro professionalità.
Si parla spesso di vantaggi legati alla maggior presenza femminile in azienda, e ci sono diversi studi scientifici che lo hanno dimostrato. Dal mio punto di vista sicuramente, al di là di benefici in termini di risultati di budget aziendali, esiste sicuramente il beneficio di un differente approccio all’organizzazione. Forse perché siamo state da sempre abituate a gestire più questioni contemporaneamente, ma è indubbio che abbiamo un differente approccio all’organizzazione, alla gestione delle priorità e delle risorse umane.
Uno dei primi atti che ho voluto fortemente, dopo la nomina a Segretario Generale, è stata quella di abolire un regolamento che valutava meglio quei dipendenti che effettuavano ore di straordinario, indipendentemente dal risultato progettuale, invece di dare più importanza alla produttività nel suo complesso e al risultato finale. Una disposizione che era palesemente a vantaggio del genere maschile, che ha più tempo a disposizione per potere fare ore di straordinario e che creava, oltretutto, delle disparità economiche di retribuzione tra generi.
Ho poi esteso il regolamento per lo smart working per includere anche casistiche che riguardavano le giovani madri, in modo che potessero assistere i figli in caso di malattia e/o famigliari con patologie che richiedono periodi brevi di assistenza.
Quello che ritengo fondamentale è lavorare ogni giorno sul benessere in azienda, sul concetto di fare squadra per far sì che ogni dipendente si senta incluso nella mission strategica dell’ente. È necessario prendersi cura dei propri dipendenti, e avere sempre capacità di ascolto.
La nostra è stata la prima Autorità di Sistema Portuale a istituire il Comitato Unico di Garanzia per superare le barriere di genere, abbiamo realizzato diversi momenti di incontro e approfondimento su questo tema, sia internamente che esternamente, insieme a tutte le aziende che operano nei porti della Spezia e Marina di Carrara. Nel marzo 2023 abbiamo realizzato l’evento “Storie di donne che amano il porto”, dove abbiamo dato voce a tutte le donne che, in differenti ruoli e mansioni, lavorano all’interno del nostro sistema portuale: dalla macchinista di locomotive, alla guidatrice di ralle, alla gruista, alla manager di terminal portuale. Abbiamo aperto una finestra su un mondo prettamente maschile scoprendo che, finalmente, qualcosa sta cambiando e che uno degli elementi principali del cambiamento è la passione per il proprio lavoro delle giovani operatrici, oltre il fatto di avere acquisito la fiducia in sé stesse proprio grazie all’amore per questo settore e il contributo che ognuna di loro fornisce con il suo lavoro.
Nel suo ruolo di Segretario Generale dell’ADSP Mar Ligure Orientale quali ritiene siano gli sviluppi futuri più importanti per la promozione dei collegamenti tra i terminal portuali e quelli terrestri?
Senza dubbio lo sviluppo più importante deriverà dalla digitalizzazione e dallo sviluppo dei servizi. Siamo figli di una cultura delle grandi opere infrastrutturali che sicuramente servono, ma alle quali occorre oggi ripensare lavorando sulla digitalizzazione e sui servizi che possono accompagnare tale sviluppo. Faccio l’esempio del porto della Spezia e del retroporto di S. Stefano Magra: come AdSP abbiamo costruito il servizio di interesse economico generale del navettamento stradale tra porto e retroporto che, a infrastrutture invariate, ci ha permesso di incrementare il numero di treni effettuati nelle aree retroportuali e raggiungere così una quota di traffico intermodale che nei primi sei mesi del 2024 ha superato il 34%. Allo stesso modo, nel settore dell’autotrasporto, stiamo lavorando sulla digitalizzazione di alcuni servizi per aumentare standard e condizioni di accessibilità al porto, sempre a infrastrutture invariate. Abbiamo sempre investito molto sulla digitalizzazione, soprattutto sulla piattaforma di interscambio dati, il port community system, che oggi ci permette di sviluppare ulteriori servizi che qualificano anche le infrastrutture esistenti.
Zona logistica semplificata e proposte di riforma della governance dei porti da parte del Governo. Qual è il suo pensiero in merito a questi interventi che potrebbero modificare l’attuale assetto portuale italiano?
Considero la Zona Logistica Semplificata un importante strumento e una opportunità di sviluppo e di valorizzazione del sistema portuale. Ho creduto fin dall’inizio nelle potenzialità della ZLS e, nel caso del Porto della Spezia, abbiamo lavorato come AdSP per l’istituzione di una ZLS che si estendesse oltre i confini della regione Liguria, comprendendo aree dell’Emilia che sono da sempre il nostro naturale retroporto, integrate con l’area retroportuale di S. Stefano Magra.
Non è stato semplice superare le rigidità normative che inizialmente avevano caratterizzato le ZLS e che, grazie solo al DPCM di marzo 2024, possiamo dire di aver superato e che ci ha permesso, in collaborazione con le regioni Liguria ed Emilia-Romagna, di presentare il Piano di Sviluppo Strategico presso il Ministero della Coesione. I porti sono i nodi di una catena logistica integrata che vede nelle aree retroportuali, logistiche, industriali il loro motore di sviluppo.
Non ci può essere porto senza un territorio e un tessuto produttivo che ne alimenta i traffici e le relazioni logistiche. Per questo l’opportunità delle ZES e delle ZLS deve essere vista in questa ottica, di integrazione e alimentazione dei nodi portuali grazie all’attrazione di investimenti che vengono facilitati proprio grazie a strumenti normativi che semplificano i procedimenti e creano condizioni favorevoli anche dal punto di vista doganale ed economico.
Siamo in un periodo di profondi cambiamenti nel settore portuale e marittimo e ritengo che ci sia la necessità di una gestione e una guida a livello centrale per quanto riguarda alcuni temi strategici; penso al tema dei dragaggi e della messa in sicurezza dei fondali, penso al tema dei controlli doganali e sanitari, penso al tema dell’efficientamento energetico. Tutti temi sui quali ci giochiamo la competitività a livello internazionale. Con il coordinamento del MIT e RAM sul bando PNRR per lo sviluppo del Port Community System abbiamo dato una prova di quanto una guida centrale può essere utile su temi strategici che riguardano l’efficienza complessiva del sistema portuale italiano. Poi ogni porto ha declinato le funzioni in base alle sue specificità, ma la guida del MIT è stata opportuna e preziosa anche per un diverso approccio collaborativo che si è rivelato efficace.
Su queste basi penso si debba costruire un nuovo “modo di gestione” di alcuni temi strategici della portualità, se vogliamo davvero sfruttare i cambiamenti in atto e non subirli.

