Intervista a Giuseppe Rizzi – Direttore Generale FERMERCI: Rapporto Annuale Fermerci ed evoluzione del trasporto ferroviario

Il recente Rapporto Annuale Fermerci sottolinea alcune criticità che potranno minare lo sviluppo del trasporto ferroviario delle merci in Italia. Quali sono e quali potrebbero essere le possibili soluzioni?

Il Rapporto Annuale Fermerci (consultabile sul nostro sito web https://www.fermerci.it/studi/) presentato al Senato della Repubblica il 9 Aprile scorso ha rappresentato un duplice approfondimento.

Uno di tipo infrastrutturale e un altro di tipo ambientale.

Prima di affrontare i due focus è doveroso evidenziare che il settore nel corso del 2023 ha registrato una perdita di volumi di traffico.

La riduzione è stata del 3,2% rispetto all’anno precedente, corrispondente ad una perdita di circa 1,7 milioni di treni / Km, come si evince dal grafico seguente, con prospettive preoccupanti fino al 2026.

Analisi infrastrutturale

A seguito della crisi economica e il conseguente crollo dei volumi di traffico nel 2008, il trasporto ferroviario delle merci in Italia ha manifestato una ripresa a partire dal 2010, con una parziale tenuta anche di fronte al Covid-19. Nell’ultimo triennio, tuttavia, sono stati registrati ulteriori segnali di regressione accentuati nel corso del 2023, con prospettive preoccupanti per il 2024. I nuovi scenari geopolitici ed in particolate le interruzioni ferroviarie che impattano soprattutto il trasporto ferroviario merci mettono a rischio la tenuta del comparto ferroviario merci e complicano anche il raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati per il 2030, il nostro settore è nel pieno di una transizione infrastrutturale e per fronteggiare le nuove sfide chiediamo una strategia forte e coerente. Nel 2024, per l’attuazione delle opere del PNRR, sarà interrotto circa il 60% delle linee ferroviarie, corrispondenti a circa 4100 giorni di indisponibilità delle stesse. Fino al completamento dei lavori è quindi necessario istituire un fondo complementare per consentire agli operatori del trasporto ferroviario merci di traguardare la fine lavori del 2026 perché questa situazione provoca un’inevitabile perdita di competitività del trasporto ferroviario rispetto ad altre modalità di trasporto, pari al 3,2% rispetto all’anno precedente, destinata ad aumentare quest’anno e nel 2025. A livello europeo, l’Italia detiene la quarta rete ferroviaria più estesa, posizionandosi dietro a Germania, Francia e Polonia. La rete italiana, infatti, si compone di quasi 17.000 km di linee ferroviarie di proprietà statale, gestite da Rete Ferroviaria Italiana, e di 3.000 km di linee secondarie, di proprietà regionale e gestite da diverse società sia pubbliche che private. Tuttavia solo il 73% è elettrificato e solamente il 46% è a doppio binario, senza considerare poi che la rete nazionale è molto vulnerabile in quanto esposta ai danneggiamenti causati da frane ed eventi alluvionali che sempre più frequentemente si abbattono sul nostro territorio.

Ambientale

Il Rapporto inoltre ha esaminato il ruolo del trasporto ferroviario delle merci nel percorso di decarbonizzazione chiesto dalle Istituzioni Europee.

In termini di comparazione con il trasporto stradale delle merci, oltre l’analisi sul risparmio di CO2, è stato valutato anche il consumo energetico. Riguardo a questo profilo è stato calcolato che un treno merci di 700 tonnellate, quindi non a standard europeo (2000 tonnellate), equivale a 50 mezzi pesanti di tipo Euro6, permettendo di ottenere circa l’80% di consumi energetici in meno.

Le proposte per mitigare gli effetti negativi di questa transizione infrastrutturale e consentire agli operatori ferroviario merci di arrivare a fine anno 2026 sono tante, ma una è essenziale. La creazione di un Fondo Complementare a sostegno del settore per finanziare ulteriormente misure di incentivo già vigenti e funzionanti.

Occorre dire che il Gestore dell’Infrastruttura, RFI, sta facendo il massimo per sfruttare al meglio la capacità di Rete, tuttavia, siamo di fronte ad una mole di interventi sulla rete ferroviaria di portata epocale che oggettivamente è complessa da gestire con soddisfazione per i desiderata degli utilizzatori. Per questo motivo è fondamentale il supporto economico alle imprese.

FerMerci è un’Associazione che intende rappresentare a livello istituzionale gli interessi degli operatori del trasporto merci ferroviario in Italia. Quali sono secondo Lei gli interventi che gli operatori vostri associati ritengono necessari? In particolare ve ne è qualcuno di più rilevante di altri oggi?

L’Associazione Fermerci, nata nell’estate 2022 da 9 Associati fondatori, oggi rappresenta circa 60 operatori del settore, fra associati diretti e aggregati. Nel Manifesto fondativo e nei documenti costituenti è presente la volontà di rappresentare e fare sistema nel settore logistico ferroviario. Nei primi due anni tutte le attività svolte dall’Associazione sono state svolte nell’interesse di tutte le identità da essa rappresentata.

Ad oggi c’è molto da fare per il settore, quando siamo nati abbiamo lanciato la proposta di rilancio della “cura del ferro”, avviata qualche anno fa e poi interrotta, o meglio rimasta solo in alcuni provvedimenti.

È necessaria una nuova stagione di riforme a sostegno dell’intero comparto, questo a seguito degli eventi straordinari che stiamo vivendo e abbiamo vissuto negli ultimi anni (Pandemia, crisi energetica, tensioni geopolitiche e lavori PNRR).

In particolare fra le misure che i nostri associati richiedono, le principali sono:

  • raddoppio del contributo previsto per il Ferrobonus nazionale fino al 2026;
  • aumento del 20% della contribuzione prevista dalla Norma Merci fino al 2026;
  • creazione di un ferrobonus regionale in ogni Regione, laddove non presente, utilizzando l’intesa già prevista con il Ministero dei Trasporti;
  • creazione di un ferrobonus portuale a sostegno della manovra ferroviaria nei porti, misura di incentivo al treno merci, facoltativa, a carico delle Adsp e non dello Stato centrale;
  • creazione di un voucher ferroviere merci per la formazione del personale di esercizio nel trasporto ferroviario delle merci, contributo economico da erogare direttamente a favore dell’allievo in formazione;
  • attuazione delle misure previste nel PNRR riguardo alla digitalizzazione del settore;
  • alleggerimento delle procedure di pagamento di tutti i bonus del settore.

Queste misure economiche sono necessarie a sostenere il settore fino a fine 2026, alcune di esse molto probabilmente saranno soppresse, nel momento in cui la Rete ferroviaria rimodernata, consentirà il trasporto più efficiente delle merci riducendo i costi e rendendo più competitiva la modalità ferroviaria.

Le risorse economiche necessarie al sostegno del trasporto ferroviario merci, richieste fino al 2026, sono infinitamente minime rispetto ai volumi di incentivi percepiti da altre modalità di trasporto. Occorre considerarle come investimenti se valutiamo il risparmio in termini di costi ambientali ed energetici, sicuramente superiore rispetto alla spesa dell’incentivo.

Il ruolo della terminalizzazione e dell’ultimo miglio in particolare è fondamentale per il successo del trasporto intermodale. Qual è il punto di vista di Fermerci in merito?

Fermerci riguardo al sostegno verso l’ultimo miglio ferroviario ha avviato sin dalla nascita attività specifiche. Riteniamo innanzitutto che per aumentare lo shift modale verso la rotaia, occorra aumentare il numero dei punti di accesso alla rete, quindi terminal e raccordi, efficientare questo collegamento, rimuovendo ogni collo di bottiglia esistente. Il trasporto intermodale è il futuro della logistica!! Non occorrono spiegazioni, visto che è il modello in grado di mettere a sistema tutte le modalità di trasporto rendendo soddisfazione non solo agli operatori, ma anche ai clienti e all’ambiente. Quindi alla collettività. Per questo è essenziale un dialogo fra Terminal, MTO e Imprese ferroviarie. Ad oggi molti passi sono stati fatti in termini infrastrutturali a sostegno dell’ultimo miglio, ma la strada è ancora lunga.

Alla Green Logistics Expo del 2022, abbiamo lanciato un appello agli stakeholders per la redazione della Carta dell’ultimo miglio ferroviario, in questi due anni mediante i nostri Fermerci in Terminal abbiamo constatato sui territori le criticità ancora presenti. Stiamo lavorando alla stesura del documento che presenteremo nella prossima edizione dell’Expo di Padova.