Intervista a Guglielmo Davide Tassone – Vicepresidente Fedespedi con delega allo Sviluppo delle Risorse Umane

Una delle principali evidenze emerse dal Report pubblicato dal Centro Studi Fedespedi dedicato agli impatti della crisi di Suez sul settore del trasporto marittimo è un andamento differente dei traffici tra i due versanti della penisola. Come si spiega questo fenomeno?

    Effettivamente i porti del Mar Tirreno stanno registrando performance migliori – La Spezia +8,9%, Salerno +5,1% e Genova +1,1% -, mentre i porti del Mar Adriatico stanno soffrendo di più – Trieste -17,3%, Venezia -12%, Ravenna -15,8%. La causa di questo andamento è legata alla riprogrammazione delle nuove rotte che, anziché transitare per il canale di Suez, passano dal Capo di Buona Speranza ed entrano nel Mediterraneo dallo Stretto di Gibilterra a Ovest. Al netto di questa divergenza, dal Report emerge che in generale nel primo trimestre del 2023 i porti italiani hanno registrato nel complesso una flessione di traffico di oltre il 3%. La ragione di questa performance negativa è spiegata in primo luogo dall’andamento del commercio internazionale del nostro Paese: esportazioni +0,6% e importazioni -10,4%.    

    Alla luce dei risultati dello studio sopra citato, quali possono essere le azioni prioritarie che i porti italiani devono intraprendere?

    Serve innanzitutto promuovere un piano di sviluppo organico e funzionale del sistema portuale nazionale, fondato sull’individuazione di priorità e investimenti strategici per il Paese, che sappia valorizzare le specificità dei territori portuali e che contrasti ogni approccio di concorrenza tra i porti italiani.

    Per quanto riguarda gli investimenti necessari per rafforzare l’efficienza e la qualità del servizio e, dunque, la nostra capacità di attrarre traffici, crediamo sia necessario intervenire in modo specifico sulle infrastrutture portuali, non solo fisiche ma anche a livello di software. In particolare, occorre puntare alla messa a terra del progetto PNRR di una nuova piattaforma logistica digitale, interoperabile e sicura, al servizio degli operatori della filiera logistica e del traffico merci che passa dai porti del Paese.  Parallelamente, il settore logistico e delle spedizioni non può prescindere dal complesso quadro normativo delle semplificazioni, a partire dall’attuazione delle ZES e ZLS e del Sudoco.

    Come ritiene che possano essere utili al sistema Paese l’esperienza e la competenza delle imprese di spedizioni internazionali, soprattutto per riorganizzare una supply chain più efficiente, più digitale, più sostenibile, più resiliente?

    Questa è proprio la missione delle imprese di spedizioni: stare al fianco della clientela, le imprese di import-export nazionale, e trovare la soluzione più adatta per garantire il traffico anche davanti a shock esterni – come appunto l’attuale crisi di Suez – che determinano cambiamenti di rotte, allungamento delle tempistiche di viaggio o altre criticità. Il supporto delle nostre imprese si fonda proprio sulla profonda conoscenza dei mercati internazionali e sulla fitta rete di partner e fornitori che coordiniamo, supervisionando tutte le fasi operative della supply chain. 

    Alla luce di questo scenario, è possibile investire anche a sostegno della sostenibilità ambientale?     

      La Federazione dal 2020 è impegnata concretamente in iniziative volte e fare cultura della sostenibilità ambientale e che mirano a rafforzare la capacità delle imprese di spedizioni di incidere sull’impatto ambientale di tutti i processi logistici grazie a metriche e indicatori di misurazione di esternalità e performance green. 

      Guardiamo inoltre con fiducia allo sviluppo di un sistema di trasporto merci sempre più intermodale. Tuttavia, per la realizzazione di questo obiettivo, è imprescindibile completare e realizzare le iniziative infrastrutturali in alcuni casi già finanziate, prevedendo, inoltre, meccanismi di incentivo per i terminal che sostengono lo sviluppo del traffico ferroviario e la fluidità delle movimentazioni.