Intervista a Leopoldo Destro, Delegato Confindustria ai Trasporti e Logistica

Presidente Destro il legame tra manifattura e logistica è strettissimo. Eppure, né in Italia né in Europa il tema della logistica sembra davvero scaldare il cuore. Pare sia un tema da specialisti mentre è uno dei cardini fondamentali per la nostra economia e per quella di tutta l’Unione. Qual è la visione di Confindustria che più di altre associazioni rappresenta le imprese manifatturiere e nei fatti la colonna vertebrale del nostro Paese?

    Trasporto e logistica rappresentano leve strategiche per lo sviluppo competitivo dell’industria, soprattutto in un’economia, come la nostra, fortemente orientata all’export. Se in passato la logistica italiana era essenzialmente integrata nella filiera manifatturiera e le aziende gestivano direttamente la catena logistica, si è assistito negli anni ad un progressivo processo di outsourcing che ha fatto sì che la logistica fosse considerata al pari di una commodity dell’industria. Nell’ultimo decennio il settore logistico è molto cresciuto in Italia: nel 2023, ha raggiunto un valore pari a 135,4 miliardi di euro, l’8,2% del PIL italiano e circa un milione e 400mila addetti. Tuttavia, le sue potenzialità restano ancora limitatamente espresse. Per questo Confindustria ha voluto assumere un ruolo attivo per la definizione di una nuova politica industriale, con l’obiettivo di sviluppare una cultura logistica “nel” e “per il” sistema produttivo nazionale. Logistica e trasporti devono essere percepiti sempre meno come un costo da contrarre e sempre più come partner strategici per la committenza. Va dunque sostenuta e incentivata efficacemente l’interdipendenza tra industria e logistica per avvicinare mondi che non possono essere più considerati separati e contrapposti ma sempre più integrati e complementari per una migliore e più efficiente mobilità delle merci.

    Abbiamo un problema di infrastrutture, ferroviarie, stradali, portuali, e di collegamenti che ci accorgiamo ora sono molto fragili col resto d’Europa.  Cosa fare e che priorità indicate?

    Innanzitutto, occorre un miglioramento sia della programmazione infrastrutturale che della qualità dei progetti e delle opere da realizzare. Oltre a garantire un’adeguata dotazione di infrastrutture, a partire dai porti, queste devono anche assicurare servizi che le rendono pienamente fruibili. A tale scopo, le procedure burocratiche devono essere semplificate e digitalizzate, i vincoli obsoleti ed i colli di bottiglia rimossi. Per le specifiche aree di intervento, il primo passo riguarda la gestione dei valichi alpini, dai quali transita il 60% degli scambi commerciali italiani. È necessario un ruolo più deciso dell’UE, per una visione strategica unitaria dei valichi, quale sistema di connessione della nostra economia col resto d’Europa e viceversa. La fragilità del sistema dei valichi alpini, pur avendo una dimensione europea, crea un maggiore impatto sull’economia italiana e sulle nostre imprese. L’intero interscambio commerciale dell’Italia che avviene via terra (180milioni di tonnellate per un valore economico di circa 550miliardi di euro) è influenzato dall’efficienza di tutti i valichi. Confindustria ha accolto con favore la procedura d’infrazione avviata dal MIT nei confronti del governo austriaco a seguito delle imposizioni unilaterali introdotte dall’Austria alla circolazione di veicoli pesanti. Allo stesso modo, siamo intervenuti sulle criticità legate alla chiusura programmata del Monte Bianco per i prossimi 18 anni (con un impatto stimato di 11miliardi di euro di perdite economiche), evidenziando la necessità di percorsi alternativi nell’immediato e, per il futuro, della costruzione della seconda canna.

    Le infrastrutture efficienti sono certamente necessarie, ma non è che stiamo sottovalutando l’enorme potenziale nel migliorare le performance della logistica date dalla digitalizzazione e in molti ambiti dell’automazione, magari con il sostegno di applicazioni di intelligenza artificiale?

    La modernizzazione del settore dei trasporti e della logistica consente alle imprese manifatturiere di integrare meglio i propri processi produttivi con quelli distributivi, efficientando l’intera catena logistica. Le dinamiche di mercato rendono sempre più urgente una profonda innovazione digitale, che contamini tutti i processi interni ed esterni alle aziende lungo l’intera catena del valore e, dunque, anche quelli dei fornitori di servizi di trasporto e logistica. Grazie alle Smart Technologies, le imprese di ogni settore economico potranno aumentare la propria competitività ed efficienza, interconnettendo e integrando i fattori utilizzati nei processi operativi rilevanti per la creazione di valore, riuscendo anche a perseguire obiettivi di crescita ambientalmente sostenibile. Di particolare interesse, nella filiera del trasporto e della logistica, le applicazioni operative di alcune tecnologie: AI, Internet of Things, Big Data, Cloud Computing, Robotica collaborativa, Blockchain, Cybersecurity. Il grado di penetrazione delle applicazioni 4.0 è ancora basso e su questo dobbiamo lavorare. C’è, infatti, un potenziale enorme da sfruttare per innovare il sistema economico, i processi interni alle aziende e le relazioni esterne con le altre imprese, con i clienti e con la Pubblica Amministrazione.

    Anche la logistica sta affrontando la rivoluzione green: intermodalità tra strada e ferrovia e autostrade del mare bastano per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti fissate dalla UE? E che ne pensa del veicolo elettrico, come unico “cavallo” su cui puntare per la decarbonizzazione dei trasporti?

    Confindustria ritiene l’intermodalità e la decarbonizzazione due driver strategici per lo sviluppo competitivo della mobilità nazionale. Ad oggi, il trasporto intermodale è ancora poco performante e necessita di interventi di varia natura per efficientarlo e renderlo più appetibile agli utilizzatori. Le inefficienze infrastrutturali e di servizio determinano un rapporto qualità̀/prezzo dell’offerta intermodale non sempre soddisfacente e motivano la necessità di incentivi pubblici strutturali dedicati, che tengano nel dovuto conto i vantaggi ambientali ed energetici e in linea con le politiche degli altri stati UE. L’auspicio è che le risorse pubbliche per finanziare gli investimenti a favore dell’intermodalità̀ siano assegnate sulla base di una visione strategica e di un’attenta analisi dei flussi. Con l’obiettivo di creare una rete di relazioni fra le infrastrutture logistiche maggiormente indicate per servire il mercato, che possano soddisfare le necessità di incrementare in modo decisivo l’utilizzo del trasporto combinato strada-rotaia e ridurre i costi del trasporto e della logistica, contribuendo a dare maggiore impulso allo sviluppo dei traffici. Inoltre, in tema di decarbonizzazione del settore trasporti, risulta necessaria una complementarità di soluzioni e l’attivazione di quelle attualmente disponibili nel parco circolante (mobilità elettrica, carburanti alternativi, liquidi e gassosi di origine rinnovabile), nonché di quelle future (come l’idrogeno). Confindustria supporta un approccio integrato basato sull’attivazione di tutte le leve a disposizione per favorire una migliore efficienza dei trasporti, ma anche una maggiore efficacia nel rispondere alla domanda di mobilità di persone e merci. La mobilità elettrica è una delle parti integranti della soluzione finale.

    Quali saranno le prime azioni di Confindustria che a inizio anno ha pubblicato un position paper su logistica, trasporti e infrastrutture?

    Il documento, presentato da Confindustria alla presenza del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, lo scorso 23 gennaio 2024, è frutto di una stretta collaborazione col sistema associativo. Dopo una prima parte dedicata all’analisi delle dinamiche e delle tendenze di riferimento per la crescita della logistica, illustra le proposte strategiche del sistema confindustriale per una nuova politica industriale sulla logistica, partendo dalla necessità di una visione unitaria, sistemica e integrata, per un sistema logistico moderno quale fattore di competitività per il settore manifatturiero. Inoltre, evidenzia l’importanza di una politica di investimenti infrastrutturali con priorità per le opere strategiche. Lo sviluppo di reti infrastrutturali moderne e resilienti per i trasporti e la logistica rappresentano, infatti, condizioni necessarie per adattarsi in maniera tempestiva ed efficiente ai mutevoli cambiamenti del contesto economico e sociale globale. Punto strategico è, infine, lo sviluppo del trasporto intermodale, in linea con la visione europea. Partendo dalla considerazione che la catena logistica nazionale non può pensare di trasportare la merce usando un’unica modalità di trasporto, il valore aggiunto di un sistema efficiente risiede proprio nella capacità di comprendere e sviluppare il massimo potenziale da ciascuna modalità, realizzando il giusto mix in ottica sostenibile e di contenimento dei costi, e quindi, di competitività.

    In Europa si discute e ci si confronta molto su logistica e trasporti anche in appuntamenti fieristici molto importanti, a Monaco come a Berlino. Come vede Green Logistics Expo il salone internazionale della logistica sostenibile nato a Padova, in un’area come il Nord Est dove si trovano i primi tre interporti italiani, due dei principali porti, e uno scalo aereo come il Marco Polo di Venezia? Che cosa serve per diventare laboratorio nazionale dove definire le politiche della logistica e del trasporto sostenibile e del futuro?

    Trasporto e logistica sono driver strategici di competitività anche in un’area, come il nord est, proprio per la sua forte proiezione internazionale, con una chiara vocazione e know how del comparto logistico, per la posizione geografica al crocevia degli assi Est-Ovest e Nord-Sud dei corridoi europei e per il ruolo di asset come i Porti di Trieste e di Venezia, gli Interporti di Padova, Verona, Bologna, lo scalo intercontinentale di Venezia e il Polo aeroportuale del Nord Est (Venezia, Treviso, Verona), sempre più integrato, determinanti per l’efficienza delle filiere industriali (supply chain) e per il rafforzamento delle connessioni con il resto d’Europa, il Mediterraneo e il mondo. In questo contesto, Green Logistics Expo ha traguardato un tema di valore strategico e potrà svolgere un ruolo sempre più incisivo di laboratorio per un cambio netto di visione, di mentalità e di politiche industriali sulla logistica a tutti i livelli, a partire dalle istituzioni e dalle imprese, riconoscendo che il concetto contemporaneo di filiera produttiva ha senso se include logistica e trasporti come fattori primari, e non come semplici costi da comprimere. Fattori posti dinanzi a nuove sfide, in una dimensione sempre più globale, con un processo di digital transformation ineludibile e una forte spinta alla sostenibilità ambientale.