La vostra mission prevede di promuovere i temi strategici della transizione ecologica, tra i quali la neutralità climatica e la transizione energetica, l’economia circolare e la mobilità sostenibile. Come possono essere dettagliati questi temi in ambito trasportistico riguardo le attività della Fondazione?
Fin da quando è nata la Fondazione, nel 2008, abbiamo scelto di considerare il settore dei trasporti come priorità strategica per lo sviluppo sostenibile e per la green economy. Questo perché i trasporti e la mobilità sono al centro di tutti e 3 i fattori della sostenibilità, quello ambientale, quello sociale e quello economico ed hanno un peso determinante per la loro riuscita. Senza un sistema globale di trasporti innovativo, efficiente, ecologico ed inclusivo sarà impossibile raggiungere gli obiettivi globali di decarbonizzazione, e quelli di una crescita economica equa e stabile.
Abbiamo quindi prodotto una serie di studi e progetti di logistica sostenibile in partnership con soggetti qualificati, fra cui l’Unione Internazionale delle Ferrovie (UIC), il Governo svizzero, l’Interporto di Verona Quadrante Europa, EcoTransit, Poste Italiane, Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA), Gruppo FS e Ministero dell’Ambiente.
Intermodalità e sostenibilità, Quali sono a suo parere le strategie che gli operatori oggi possono utilizzare per ottimizzare gli aspetti economici e quelli ambientali nel settore del trasporto delle merci? Dove vede maggiori margini di sviluppo e potenzialità per l’inserimento delle tematiche della sostenibilità nel settore dei trasporti?
Il mondo della logistica e dei trasporti si trova ad un punto di svolta. La crescita globale della domanda di trasporto merci che si è verificata dal 1990 ad oggi sembra essere addirittura inferiore alle previsioni di crescita per i prossimi 25 anni, secondo le quali il trasporto quadruplicherà al 2050. Questo naturalmente porterà a migliorare le performances economiche ed occupazionali degli operatori, ma va tenuto presente che il settore è ad oggi completamente dipendente dall’uso dei combustibili fossili, in particolare del petrolio per il trasporto marittimo (che conta quasi il 90%), per quello stradale ed aereo.
Visto che il mondo della mobilità passeggeri sta riducendo le emissioni di gas serra grazie all’elettrificazione e alle fonti rinnovabili elettriche, il settore delle merci rischia quindi di divenire a breve il principale responsabile delle emissioni dei trasporti. Il trasporto pesante marittimo e stradale (oltre che naturalmente quello aereo) sono modalità “hard to abate” ai fini climatici. La green logistics diviene quindi il principale driver strategico per i prossimi anni, sia dal punto tecnologico che commerciale. Dovranno essere attivate contemporaneamente innovazioni e strategie green, che è necessario far partire insieme, dal modal shift su ferro (per raddoppiare la quota percentuale del trasporto su terra rispetto ad oggi), agli investimenti per sviluppare l’idrogeno verde e i biocombustibili per navi e camion, fino al sostegno economico alla city logistics, che porta effetti diretti sulle emissioni e sulla vivibilità delle città. In Italia tutto questo purtroppo non è parte delle priorità politiche e mediatiche: se ne parla ancora troppo poco.
La rete. Collaborazione e cooperazione sono leve per crescere e migliorarsi. In un organismo come la Fondazione come avete portato avanti l’ottica di collaborazione tra soci? L’esperienza è stata positiva? SI può estendere anche al settore dei trasporti?
Nessuna battaglia epocale può essere vinta da soli. La green economy e la transizione ecologica sono un gioco di squadra e la nostra Fondazione ne è un piccolo esempio: più di 150 imprese ed associazioni di impresa come soci, che provengono da mondi diversi (mobilità e trasporti, energia rinnovabile, riciclo ed economia circolare, agrifood, etc.) e che collaborano per una visione comune di crescita sostenibile. Le interazioni sono continue, ma più di esse la cosa più importante è quella di far crescere la consapevolezza di essere sulla stessa barca e di cercare insieme il vento a favore.
Io vedo grosse sinergie con il mondo della logistica, che grazie alla transizione ecologica sta riuscendo ad andare oltre le classiche dinamiche cliente/fornitore e domanda/offerta. Ad esempio, un campo molto fertile può essere quello della collaborazione fra industria ed operatori di trasporto per la decarbonizzazione: le imprese stanno facendo sul serio riguardo la maggiore domanda di green logistics per i propri prodotti. Molti soci della nostra Fondazione, ad esempio, sono alla ricerca di soluzioni di modal shift da mare a treno e da aereo a treno, e vogliono far partire nuovi progetti di intermodalità. Noi stiamo proponendo che la figura del mobility manager, obbligatoria per le imprese con sedi dove lavorino più di 100 dipendenti, possa occuparsi non solo del commuting e dei business travel dei dipendenti, ma possa gradualmente estendere il proprio raggio d’azione obbligatorio al tema della low emission logistics, facendo crescere la cultura aziendale e gli investimenti su questo tema fondamentale.

