Sono passati 80 anni dalla fondazione di ANITA, Associazione di Confindustria che rappresenta le imprese di autotrasporto merci e logistica che operano in Italia ed Europa. In questi anni gli associati si sono evoluti da aziende di autotrasporto, fino a operatori logistici. Come è cambiato il panorama della logistica italiana sia dal punto di vista della sua importanza relativa nella supply chain si in termini di sostenibilità? e quanta strada c’è ancora da fare?
La logistica nazionale svolge un ruolo cruciale per la competitività del Sistema Paese, garantendo continuità di funzionamento alle filiere merceologiche del made in Italy anche negli scenari più complessi. Lo dimostra il settore dell’autotrasporto merci, che negli ultimi 80 anni è mutato profondamente e ha acquisito consapevolezza della propria funzione strategica. Una evoluzione che ha permesso alle imprese del segmento di effettuare un cambio di passo, da “padroncini” a realtà solide e strutturate capaci di ampliare la propria offerta di servizi in maniera concreta, affiancando alla trazione le spedizioni e la multimodalità per mezzo delle quali contribuire da protagoniste al sistema logistico. In questa cornice, ANITA è la prima Associazione nata per rappresentare le aziende che operano nel trasporto stradale delle merci e nella logistica: dal 1944, infatti, è al lavoro per favorire la crescita del comparto senza perdere di vista l’impegno per un sistema dei trasporti sostenibile. Un traguardo raggiungibile, purché politiche pubbliche costruttive lo accompagnino lungo il cammino.
Sono circa 1.700 le imprese associate ad ANITA che si occupano di trasporto di merci stradale, intermodale e di logistica, operando sia a livello nazionale che internazionale. Quali sono le strategie vincenti e i punti chiave per tutelare gli interessi delle imprese associate, non solo a livello settoriale ma anche e soprattutto in chiave di sostenibilità e sviluppo economico? Come vengono considerati questi fattori oggi dagli Associati?
Crediamo nell’affermazione di una nuova cultura della sostenibilità, che possa incidere sul settore dei trasporti nelle sue tre declinazioni: sociale, economico e ambientale. Per alimentare quest’ultima, l’autotrasporto merci sta dimostrando un impegno significativo, investendo nei veicoli di ultima generazione e nei carburanti alternativi attraverso cui concorrere alla riduzione delle emissioni di CO2, strumentale al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione fissati a livello europeo. A questo proposito riteniamo che ognuno debba fare la sua parte e che questo impegno meriti di essere riconosciuto e sostenuto dalle istituzioni nazionali, anche dal punto di vista economico-finanziario.
C’è stato un tempo in cui ferro e strada erano concorrenti. Quel tempo sembra passato, ma per portare vera efficienza in questo “combinato” il “ferro” deve lavorare sulle infrastrutture e non solo. Come sta procedendo il rapporto? Come ANITA si sta preparando a gestire i cambiamenti derivanti dal PNRR e quali azioni sosterrà coi suoi associati?
Come suggeriscono gli obiettivi statutari, l’Associazione incoraggia lo shift modale verso il ferro per la realizzazione di un sistema logistico più efficiente e integrato. Di contro, le imprese del comparto sono costrette a confrontarsi con le frequenti riduzioni della capacità ferroviaria, dovuta alle manutenzioni, ai guasti e ai ritardi che causano la saturazione delle linee. Auspichiamo che gli investimenti del PNNR possano risolvere questi cortocircuiti, permettendo alle imprese del settore di sfruttare appieno i vantaggi del “combinato” anche attraverso l’utilizzo di terminal strategici rispetto all’interscambio intrattenuto dall’Italia con i Paesi europei.
Intermodalità e sostenibilità, ma anche innovazione e digitalizzazione: tra questi strumenti, i servizi digitali sono la nuova opportunità che consentirà l’evoluzione dei servizi di logistica integrata con un ridotto impatto ambientale. Qual è la voce degli operatori e come ANITA è pronta ad affrontare le nuove sfide?
Ci troviamo nel mezzo di una rivoluzione tecnologica e dobbiamo decidere in fretta come sfruttare le potenzialità che ne derivano, poiché l’innovazione è la chiave per raggiungere la sostenibilità dando un impulso allo sviluppo del comparto. È per questo che ANITA promuove un modello di crescita inclusivo, capace di coinvolgere tutte le imprese a prescindere dalla loro dimensione. Così facendo, anche le realtà che più hanno bisogno di essere sostenute riuscirebbero a finalizzare il loro processo di evoluzione in un clima di collaborazione utile alla competitività del settore.
Trasporto intermodale in Italia senza perdere il focus europeo. ANITA sostiene le politiche di crescita e la collaborazione tra i propri associati favorendo il trasporto intermodale: come questa associazione può impegnarsi per tutelare l’autotrasporto italiano e creare le giuste condizioni affinché possa competere a livello europeo, incidendo positivamente sulla nostra economia di trasporto?
ANITA sì batte quotidianamente per garantire i principi di concorrenza leale e di trattamento equo, al fine di salvaguardare la competitività delle imprese nazionali e il sistema economico italiano. Per questa ragione siamo impegnati a rappresentare in sede europea le istanze dei nostri associati, affinché i provvedimenti del pacchetto “Greening Freight” possano vedere la luce il prima possibile.
I valichi alpini sono di fondamentale importanza per l’economia italiana perché permettono il passaggio delle merci ed il relativo scambio commerciale tra il nostro Paese e il resto d’Europa. Quali sono gli strumenti da adottare, non solo infrastrutturali ma anche normativi, per incentivare questo sistema di scambi commerciali a fronte della problematica dei colli di bottiglia?
Con i suoi valichi, l’arco alpino rappresenta uno snodo primario per il sistema produttivo e trasportistico nazionale: l’unica via terrestre a permettere gli scambi commerciali tra Nord-Europa e Mediterraneo, fra l’Italia e il resto dei 27 nel solco della rete Ten-T. Un insieme di connettori fondamentali, da preservare e ottimizzare, rispetto ai quali la mancanza di consapevolezza acuisce le difficoltà. Riteniamo, infatti, che la comprensione dei flussi rappresenti la base per realizzare un miglioramento dei transiti. Conoscendo il numero dei veicoli pesanti, l’estensione dei volumi e le tipologie di merci destinate a valicare le Alpi sarebbe possibile dimensionare il traffico, garantendosi l’opportunità di deviare il flusso su di un percorso alternativo in caso di interruzioni sui passaggi principali, ordinarie o straordinarie. A questo proposito, sulla scorta di quanto già disposto in Svizzera e in Austria, l’Italia farebbe bene a condurre un’indagine CAFT (Cross Alpine Freight Transport) mirata a ottenere dati utili alla pianificazione.
Un altro strumento indispensabile per il funzionamento dei corridoi è la cooperazione tra Stati. ANITA, si è impegnata a sollecitare più di una volta le istituzioni competenti a livello nazionale ed europeo per la definizione di un Piano di emergenza condiviso e inerente la mobilità delle merci nella regione, promuovendo anche un tavolo di lavoro con i Paesi firmatari della Convenzione delle Alpi che permetta di evidenziare l’importanza di un rapporto di collaborazione nell’interesse reciproco. In questo senso, la revisione degli accordi biilaterali tra l’Unione europea e gli Stati che compongono la corona alpina, ad esempio la Svizzera, potrebbe incoraggiare la rimozione di alcuni divieti di transito che, ad oggi, non permettono il superamento dei colli di bottiglia.
Digitalizzazione, varchi alpini, sostenibilità e multimodalità sono alcuni temi che accomunano ANITA con Green Logistics Expo dimostrando ancora una volta che la cooperazione ed il confronto sono le leve fondamentali che possono aiutare tutto il settore della supply chain a raggiungere grandi traguardi.

