Da quando è Presidente di Assologistica una tematica su cui si è molto impegnato è, insieme ad altre, è quella della qualità della logistica, che significa investimenti su infrastrutture, tecnologie e sui “modelli logistici”. Il suo mondo di riferimento sente questa impellenza e come sta procedendo questo suo impegno?
Personalmente credo che la capacità di innovare sia una delle componenti più rilevanti di ogni agire umano. A maggior ragione se si fa riferimento al mondo dell’impresa, segnatamente di quella logistica.
Talvolta il maggior sforzo sta nell’innovare gli approcci, ancor prima delle procedure. In tal senso ci sono resistenze al cambiamento che derivano da molte ragioni; alcune comprensibili altre meno. A me piace ricordare che la consuetudine non è altro che una innovazione che ha avuto successo.
Tuttavia, il dialogo con gli associati, con le altre rappresentanze, con le controparti, con i decisori (a vario titolo) è già di per se – in alcuni casi – una innovazione. Porsi in ottica costruttiva e collaborativa ha un ché di rivoluzionario. E alla lunga qualche soddisfazione arriva.
Alla logistica, in buona parte alla sua componente ferroviaria, è stata assegnata un’importante quota delle risorse del PNRR. A due anni di distanza si può essere soddisfatti del percorso fin qui fatto?
Luci e ombre. Dal punto di vista infrastrutturale i cantieri sono tantissimi e lo sforzo che RFI sta compiendo è straordinario. Ciò, tuttavia, sta penalizzando molto le imprese ferroviarie, i terminal e tutto il mercato cargo. Non avere previsto e predisposto strumenti di mitigazione delle conseguenze dei cantieri espone il settore a gravi rischi. Speriamo si riesca ad intervenire con azioni ad hoc. Altri interventi previsti dal PNRR e dal Fondo Complementare hanno avuto esiti in parte positivi (penso alle gru per i terminal) ed altri meno o per nulla (loco e carri). Occorre riflettere sulle ragioni dei passaggi a vuoto
Green Logistics Expo mette l’accento su due questioni che ci sembrano centrali: la sostenibilità e l’unitarietà del settore le cui componenti devono dialogare tra loro e presentarsi come un sistema unitario. È la strada giusta?
Si certo. È la direzione giusta. Ma il percorso sarà lungo e accidentato. Innanzitutto, occorre chiarirsi su cosa si intenda concretamente per sostenibilità. L’ho già detto e lo ripeto: vedo un po’ troppi loghi societari che diventano verdi e poche azioni concrete di filiera. Filiera estesa non solo agli operatori della supply chain ma all’intero ciclo economico. Ecco appunto l’unitarietà. Il CCNL della Logistica è in fase di rinnovo e – lato datoriale – lo firmeremo in 24. Le premesse non mi sembrano entusiasmanti. Noi come Assologistica perseguiamo una politica di accordi, ne abbiamo sottoscritti molti (Assiterminal, Federdistribuzione, Coldiretti, etc…). Andremo avanti così certi che la nostra visione sia costruttiva.
Con la pandemia la logistica ha avuto un importante risultato d’immagine, e di consapevolezza della sua importanza, presso la più larga opinione pubblica avendo garantito la tenuta del sistema. È un’onda che si è esaurita o è stata l’inizio di un percorso virtuoso e promettente?
È stata una fase di emergenza e come tale è stata vissuta, e in gran parte rimossa. Non eravamo super eroi allora come non siamo un comparto grigio come qualche titolo di giornale un po’ sbrigativo sembra far credere. La complessità va compresa e gestita. Le semplificazioni finiscono per essere pericolose talvolta anche per chi le pratica.
Le fiere di settore sono sempre un’ottima occasione di interazione e contatto, a tal proposito perché, per la sua realtà, è importante partecipare a Green Logistics Expo?
Ci partecipo con le mie aziende e con la mia Associazione. Credo come individuo prima ancora che come manager e presidente di categoria nel confronto, nel dialogo, nell’incontro delle reciproche tesi, con l’obiettivo della sintesi. Credo nella capacità delle persone di dialogare e di apprendere dall’incontro. Credo nelle storie che si intrecciano.
Con queste premesse non posso che considerare i momenti di interazione personale come indispensabili e vitali. Sono francamente un po’ stufo della bidimensionalità piatta a cui ci hanno costretto con le video riunioni, preferisco la profondità non solo dimensionale che trovo in una stretta di mano.

